Cascate del Sambuco: escursione facile in Molise partendo da Campitello Matese

Immagina: ti svegli a Campitello Matese, l’aria è frizzante di montagna, hai ancora negli occhi le piste da sci e le creste del Matese. Invece di rimettere subito gli scarponi ai piedi degli sci, decidi di seguire un’altra traccia: quella dell’acqua. Nel giro di poco ti ritrovi tra colline morbide, boschi di querce e il rumore di una cascata nascosta. È qui che ti aspettano le Cascate del Sambuco, nel cuore dell’area protetta dei Boschi di Castellino e Morrone, uno degli angoli più sorprendenti del Molise.

Questa guida è pensata per chi sceglie Campitello come “campo base” e vuole regalarsi un giorno diverso: un’escursione facile, adatta anche alle famiglie, che unisce natura, storia, spiritualità e una forte identità locale. Ti accompagno passo passo: dove si trovano le cascate, com’è il percorso escursionistico, come arrivare, cosa portare, quando andare e come costruire un’intera giornata tra montagna, tratturi e borghi molisani.

Cascate del Sambuco: dove si trovano e perché sono speciali

Le Cascate del Sambuco si trovano nel territorio di Matrice, provincia di Campobasso, all’interno dell’area ZSC (Zona Speciale di Conservazione) Boschi di Castellino e Morrone, parte della Rete Natura 2000. Siamo in un paesaggio collinare-montuoso che fa da cerniera tra le montagne del Matese e la valle del fiume Biferno: campi coltivati, prati e lembi di bosco di quercia che si alternano in un mosaico rurale autentico.

Le cascate scendono in un piccolo anfiteatro naturale, tra pareti rocciose ricoperte di muschi e liane di edera. Non sono alte come quelle alpine, ma hanno qualcosa di più intimo: il rumore dell’acqua arriva prima della vista, la luce filtra tra le fronde, l’aria si fa più fresca e il tempo sembra rallentare. È il classico posto dove togli lo zaino, ti siedi su una roccia e ti lasci semplicemente stare.

Un dettaglio che racconta quanto questo luogo sia prezioso per il territorio: l’itinerario ufficiale del CAI Campobasso descrive le Cascate del Sambuco come meta principale di un’escursione tematica dedicata proprio ai Boschi di Castellino e Morrone, con attenzione sia agli aspetti naturalistici sia a quelli culturali.

Non a caso, le Cascate del Sambuco vengono menzionate tra le più belle cascate del Molise accanto a nomi già noti come le cascate del Volturno o del Verrino.

Il legame con Santa Maria della Strada

Il punto di partenza dell’escursione è la chiesa romanica di Santa Maria della Strada, poco fuori Matrice. L’edificio, risalente al XII secolo, è considerato uno degli esempi più significativi del romanico molisano, con una facciata in pietra scolpita, un rosone dal forte valore simbolico e un campanile staccato che domina il pianoro.

La chiesa nacque lungo un antico tratturo utilizzato per la transumanza, punto di riferimento per pastori e viandanti. Oggi quel tratturo è una traccia culturale oltre che fisica: partendo esattamente dallo stesso luogo, tu camminerai verso le cascate attraversando lo stesso paesaggio rurale che per secoli ha scandito la vita del Molise.

È questo incrocio tra natura, storia e spiritualità a rendere speciale l’escursione: in poche ore passi da un gioiello di arte medievale a un angolo di natura quasi selvaggia, senza mai perdere il filo del territorio che ti sta attorno.

Un’area protetta viva, non un “museo”

Il sito dei Boschi di Castellino e Morrone è caratterizzato da querceti misti dominati da cerro e roverella, alternati a praterie e campi coltivati. Proprio questa combinazione ha favorito una fauna ricca: volpe, tasso, faina, donnola, puzzola e perfino il lupo, insieme a molti piccoli mammiferi e a una notevole comunità di rapaci (tra cui poiana, gheppio, nibbio reale e falco pellegrino).

Camminare verso le Cascate del Sambuco significa entrare in un paesaggio ancora vissuto: non è wilderness totale, ma un equilibrio sottile tra bosco e agricoltura che racconta come il Molise stia cercando di tenere insieme tutela ambientale e vita quotidiana.

Il percorso alle Cascate del Sambuco: dati tecnici e guida passo-passo

Per chi parte da Campitello Matese il bello di questa escursione è che, una volta arrivato nell’area di Matrice, il percorso a piedi è alla portata di molti, anche con un minimo di allenamento e bambini abituati a camminare.

Scheda tecnica in breve

  • Partenza: strada interpoderale raggiunta dalla SP13, dopo breve trasferimento in auto dalla chiesa di Santa Maria della Strada (Matrice)
  • Arrivo: Cascate del Sambuco (circa 660 m s.l.m.)
  • Quota di partenza: circa 887 m
  • Dislivello complessivo: ± 224 m
  • Lunghezza: circa 6,1 km andata/ritorno
  • Durata: circa 4 ore, includendo visita alla chiesa (escluse soste lunghe)
  • Difficoltà: E-T (Escursionistico–Tematico), considerato facile e privo di difficoltà tecniche particolari
  • Fondo: breve tratto asfaltato, poi sterrato e sentiero, con un attraversamento semplice del torrente nel tratto finale
  • Tipo di itinerario: andata e ritorno sullo stesso percorso.

Come arrivare all’attacco del sentiero da Campitello Matese

Da Campitello Matese, dopo aver lasciato la neve e le piste del comprensorio sciistico, si scende in direzione San Massimo e Bojano, nel cuore del Matese molisano. Da qui ci si collega alla viabilità principale della valle del Biferno (SS 17 / SS 647 “Bifernina”) e si prosegue verso la zona di Matrice.

Il punto di riferimento è la chiesa di Santa Maria della Strada, ben indicata sui navigatori e sulle mappe online. Una volta raggiunto il parcheggio della chiesa, si può prevedere una prima sosta: lo sguardo abbraccia la campagna circostante, il campanile staccato dalla facciata racconta secoli di storia e si percepisce subito quel mix di spiritualità e ruralità che caratterizza il luogo.

Dal parcheggio, l’itinerario CAI prevede un breve spostamento in auto (circa 3,5 km) lungo la SP140 e la SP13 fino a una strada interpoderale a quota 887 metri. È qui che si lascia definitivamente la macchina e comincia l’escursione vera e propria.

Dal pianoro alla cascata: la camminata “tipo”

Ecco, in pratica, come si svolge il percorso a piedi:

  1. Primi passi su asfalto – Dalla strada interpoderale si segue un tratto breve di asfalto, utile per scaldare le gambe e trovare il proprio ritmo. La pendenza è moderata e il paesaggio si apre tra campi, filari e piccole porzioni di bosco.
  2. Ingresso sullo sterrato – L’asfalto lascia spazio a una strada sterrata più stretta. Qui la sensazione è già più “outdoor”: il terreno può essere un po’ sconnesso, soprattutto dopo piogge o in pieno autunno, ma rimane alla portata di chi è abituato a camminare su sentieri collinari.
  3. Nel cuore del bosco – La traccia diventa sentiero e comincia ad attraversare il querceto misto tipico dei Boschi di Castellino e Morrone. In primavera il sottobosco esplode di colori, in autunno le foglie creano un tappeto spesso e morbido. Il dislivello si sente ma la pendenza media resta intorno all’8%, quindi gestibile con un passo regolare.
  4. Attraversamento del torrente – Nel tratto finale si scende verso il corso d’acqua che alimenta le cascate. L’attraversamento è descritto dal CAI come facile, ma è normale trovare sassi umidi o tratti fangosi: qui tornano utili gli scarponi alti e magari i bastoncini da trekking.
  5. Arrivo alle Cascate del Sambuco – All’improvviso il suono dell’acqua si fa più forte, il bosco si apre e davanti a te compare la cascata. A seconda della stagione il colpo d’occhio cambia: portata abbondante e spettacolare dopo i periodi piovosi, più discreta nei mesi più secchi, ma sempre suggestiva.

La via del ritorno segue lo stesso tracciato dell’andata: questo ti permette di goderti il paesaggio con occhi diversi, magari con la luce del pomeriggio, e di fare nuove soste fotografiche lungo il percorso.

Variante più lunga: da Montagano per escursionisti allenati

Se ami camminare più a lungo e vuoi trasformare la giornata in un trekking completo, esistono tracce escursionistiche che raggiungono le Cascate del Sambuco partendo direttamente dal borgo di Montagano. Un itinerario GPS molto frequentato prevede un anello di circa 16,6 km, con un dislivello positivo di circa 632 metri, classificato come di difficoltà media.

È un’opzione consigliata solo a chi ha già dimestichezza con distanze e dislivelli maggiori: il terreno è simile (strade rurali, sentieri nel bosco, tratti panoramici), ma l’impegno complessivo è più alto. Se scegli questa variante, porta con te mappa o traccia GPS aggiornata e informati sempre sulle condizioni del percorso prima di partire.

Quando andare, cosa portare e errori da evitare

Periodo migliore per l’escursione

Le Cascate del Sambuco danno il meglio di sé quando l’acqua scorre abbondante ma il terreno è ancora gestibile:

  • Primavera (da aprile a inizio giugno) – È forse il periodo ideale: i boschi sono verdi, la portata d’acqua è generalmente buona e le temperature gradevoli. Perfetto per famiglie e per chi vuole abbinare l’escursione a un weekend sulla neve tardiva o sui sentieri in quota del Matese.
  • Autunno – Il foliage dei querceti e l’aria più fresca creano un’atmosfera intensa. In caso di piogge recenti il sentiero può essere più scivoloso, ma lo spettacolo della cascata è spesso molto scenografico.
  • Estate – Percorribile, ma meglio evitare le ore più calde del giorno. La portata d’acqua può ridursi sensibilmente in caso di prolungata siccità.

In inverno, neve e ghiaccio possono rendere insidiosi alcuni tratti, soprattutto vicino al torrente: se non sei esperto, è meglio informarsi con guide locali prima di programmare l’uscita in questa stagione.

Abbigliamento e attrezzatura: cosa è davvero utile

Ti consiglio un’attrezzatura sobria ma completa, in linea con una classica escursione in Molise su terreno collinare e boschivo.

  • Scarponi da trekking con suola scolpita (meglio se alti alla caviglia)
  • Bastoncini (molto utili in discesa e nell’attraversamento del torrente)
  • Abbigliamento a strati: t-shirt tecnica, strato termico leggero, pile e giacca antivento/antipioggia
  • Cappello (in estate per il sole, nelle mezze stagioni per il vento)
  • Zaino con copri-zaino impermeabile
  • Borraccia con una buona scorta d’acqua: presso la cascata esiste una sorgente, ma potrebbe essere attiva solo in alcuni periodi, quindi non farci completo affidamento.
  • Piccolo kit di pronto soccorso personale e telo termico (sempre una buona idea in montagna)
  • Snack energetici o pranzo al sacco, a seconda del programma della giornata

Un cambio asciutto (scarpe, calze, maglietta) da lasciare in auto è uno di quei dettagli che fanno la differenza al rientro, soprattutto se hai bagnato i piedi al torrente.

Errore n.1: sottovalutare un percorso “facile”

La classificazione E-T e i numeri dell’escursione (dislivello contenuto, lunghezza moderata) possono ingannare. Non si tratta di una passeggiata urbana: sei pur sempre in ambiente naturale, su sterrato e sentieri, con tratti potenzialmente scivolosi. L’errore più comune è partire con scarpe da ginnastica lisce, poca acqua e senza considerare i tempi di rientro.

Il consiglio, specie per chi viene da Campitello Matese abituato alle piste battute, è di affrontare il percorso come una vera escursione: attrezzatura adeguata, consulto del meteo, rispetto dei propri limiti fisici.

Errore n.2: non considerare la componente culturale

Un altro errore è “saltare” la visita alla chiesa di Santa Maria della Strada, trattandola come un semplice parcheggio. In realtà è un tassello fondamentale dell’esperienza: le sue sculture, le leggende legate al mondo pastorale e il rapporto con i tratturi raccontano perché questo lembo di Molise è così legato alla transumanza e ai cammini lenti.

Prenditi il tempo di girarle attorno, osservare la facciata scolpita, affacciarti all’interno. La tua giornata alle Cascate del Sambuco sarà molto più ricca.

Errore n.3: partire senza traccia o informazioni aggiornate

Come in molti percorsi appenninici, anche qui la segnaletica può cambiare nel tempo per lavori sui fondi, manutenzione o eventi climatici. Prima di metterti in cammino:

  • consulta la scheda aggiornata del CAI Campobasso
  • scarica una traccia GPS affidabile se ti sposti in autonomia (ad esempio da piattaforme come Wikiloc)
  • in caso di dubbio, valuta di unirti a un’escursione organizzata con guide locali.

Un giorno tra Campitello Matese, cascate e borghi

Uno dei vantaggi di scegliere Campitello Matese come base è la possibilità di costruire giornate “a tema”: neve e sci d’inverno, trekking su cime come Monte Miletto nella bella stagione, e gite più dolci verso la valle del Biferno e le escursioni in Molise come questa alle Cascate del Sambuco.

Mattina: dalle piste alla valle del Biferno

Una proposta concreta per chi è a Campitello per più giorni:

  • Partenza presto dal Matese – Colazione in hotel o rifugio, sguardo alle piste che si svuotano e si riempiono a seconda della stagione, e poi via verso valle.
  • Arrivo a Santa Maria della Strada – Sosta alla chiesa, visita e prime foto. È il momento giusto per spiegare anche ai più piccoli che lì passavano i pastori in transumanza: vedere i prati e immaginare le greggi aiuta a sentirsi parte di una storia più grande.
  • Escursione alle Cascate del Sambuco – Camminata in tranquillità, pranzo al sacco vicino alla cascata (rispettando sempre l’ambiente, riportando indietro tutti i rifiuti) o rientro al parcheggio per un pranzo in una trattoria della zona, se aperta e prenotata in anticipo.

Pomeriggio: borghi, tratturi e panorami

Al ritorno dalla cascata puoi scegliere come allungare il gusto della giornata:

  • Matrice – Una passeggiata nel borgo legato alla chiesa, per dare un volto umano al paesaggio che hai attraversato.
  • Petrella Tifernina o altri paesi sui tratturi – Se hai voglia di guidare ancora un po’, puoi andare a scoprire altri centri storici lungo le vie della transumanza.
  • Rientro a Campitello Matese – Arrivare di nuovo in quota nel tardo pomeriggio, magari con il cielo che si tinge di rosa sulle creste del Matese, è il modo migliore per chiudere una giornata che ha unito acqua e roccia, colline e montagna.

Per chi viaggia con bambini o in gruppo, questa combinazione di escursione breve, sosta culturale e tempo libero nei borghi è spesso la formula vincente: nessuno si annoia, ognuno trova la sua “cosa del cuore” da ricordare.

Perché vale la pena partire adesso (e come organizzarsi)

Il Molise sta vivendo un momento particolare: da un lato la nascita del Parco nazionale del Matese, che coinvolge anche il versante molisano del massiccio, dall’altro la valorizzazione di siti di pregio come i Boschi di Castellino e Morrone e le cascate che li punteggiano. Il risultato è una rete di luoghi ancora poco affollati, ma sempre più riconosciuti come paradiso per chi ama il turismo lento.

Scegliere Campitello Matese come base e programmare una giornata alle Cascate del Sambuco significa vivere il Molise in modo completo: alta montagna, escursioni nel bosco, borghi, chiese romaniche, tratturi, fauna selvatica e tavole imbandite. È un viaggio che non si limita a “vedere una cascata”, ma costruisce un filo narrativo che unisce le persone ai luoghi.

Se stai organizzando il tuo soggiorno, puoi:

  • scegliere una struttura a Campitello che ti permetta di alternare sci, trekking e gite giornaliere verso la valle
  • programmare più giornate di escursioni in Molise, alternando il Monte Miletto, i sentieri del Matese e le uscite verso cascate e borghi
  • consultare in anticipo le date di eventuali escursioni organizzate alle Cascate del Sambuco (CAI, guide ambientali, associazioni escursionistiche locali)

Se hai già esplorato le Cascate del Sambuco o altri percorsi nei dintorni di Campitello Matese, racconta la tua esperienza: condividere foto, suggerimenti e impressioni aiuta altri viaggiatori a costruire il proprio itinerario e contribuisce a far conoscere un territorio che vive anche grazie al passaparola consapevole.

Puoi commentare gli articoli di I Love Campitello o contattare direttamente le realtà che organizzano escursioni in Molise. Il prossimo passo potrebbe essere già il tuo: preparare lo zaino, impostare il navigatore su Santa Maria della Strada e andare a sentire da vicino il suono delle Cascate del Sambuco.